Le scelte di una mamma dopo la maternità obbligatoria..

Le scelte di una mamma dopo la maternità obbligatoria..

La maternità è indubbiamente uno dei momenti più magici di tutta la vita, un figlio cambia interamente le proprie prospettive e ci fa realizzare quali siano davvero le cose importanti.

Eppure questo periodo magico è un pò minato dal ricorrente pensiero del “e cosa farò finita la maternità?”.

La legge prevede che la donna lavoratrice abbia diritto di astenersi dal lavoro per un periodo di 5 mesi totali, 2 da usufruire prima della nascita del bambino e 3 mesi post partum, se siete state fortunate e avete avuto una gravidanza serena vi sarete di certo avvalse della possibilità di chiedere la cosiddetta facoltativa che previo ok del vostro ginecologo vi darà la possibilità di lavorare fino all’ottavo mese per poi godere di un mese in più insieme al vostro pargolo. Questo bellissimo periodo di 5 mesi è detto “Maternità Obbligatoria” e l’INPS provvederà a dare un indennizzo pari all’80% dello stipendio base, quindi se avete rimborsi spesa nella vostra busta paga ciaone..quelli ovviamente non sono base di calcolo, e se il vostro CCNL lo prevede l’azienda dovrà integrare il rimanente 20% così da poter avere per i suddetti 5 mesi di maternità obbligatoria il vostro stipendio pieno.

Immagino che quando si sia deciso che la madre lavoratrice debba tornare al lavoro dopo 3 mesi dal parto, non ci si sia nemmeno posto il problema dell’impatto che possa avere sulla psiche di una neo mamma il dover lasciare un bimbo di soli 90 giorni da solo….

non voglio fare la lamentona, rispetto alle nostre colleghe del Giappone e della Papua Nuova Guinea ci va sicuramente meglio, visto che loro hanno diritto a 6 settimane di maternità (caspita eh! esagerati sono).. vi consiglio la lettura dell’articolo che trovate sulla pagina –>nostrofiglio.it

Capisco benissimo i costi che una madre possa avere per una azienda, come capisco bene anche i costi che un cittadino ha durante l’ansia vita, pagando tasse su tasse .. ciò che invece faccio fatica a comprendere é come sia possibile che proprio nel periodo più importante per una donna e per lo Stato ( si perché senza figli che fine farà lo stato?) ci siano pochi soldi per permettere un periodo di indennizzo maggiore…bah! Che poi dico se il problema è non gravare sulle aziende private, ma perché non si escludono i costi per queste ultime così da non doverle mettere in difficoltà? Va beh qui si aprirebbe un capitolo lunghissimo per cui non avrei le competenze per affrontarlo….

Ad ogni modo che la società moderna sia cambiata e con essa si siano persi di vista anche certi valori ormai lo sappiamo tutte..

quindi inutile stare qua a scrivere le stesse cose trite e ritrite ..bisogna semplicemente prenderne atto e rimboccarsi le maniche per cercare di trovare una soluzione.

Chi di voi è davvero fortunato potrà contare su nonni che possano curare i propri figli( e voi che ne avete la fortuna di avere genitori in SALUTE e DISPONIBILI a prendersi la responsabilità di allevare la vostra prole, inchinatevi a loro e RINGRAZIATELI tutte le sante volte!) , chi invece non lo è dovrà cercare la struttura più idonea per lasciare il proprio tesoro… e qui iniziano i dolori! Lascio ovviamente stare le mie espressioni quando ho letto le varie rette dei nidi… e anche le mie espressioni quando sono andata a visitare certi nidi!

Praticamente tu lavoratrice madre che devi tornare al lavoro e lasciare tuo figlio in una di queste strutture, dovrai lavorare per pagare la retta e non vedere tuo figlio…

non so se ci siamo capiti, le rette di un full time sono circa 700/800 euro al mese e se non rientri tra le fortunate con uno stipendio dai 2000 euro netti in suù… beh il gioco non vale proprio la candela..

Dunque quali scelte può avere una madre che ha bisogno di lavorare ma che allo stesso tempo non può permettersi la retta del nido? Per prendersi ancora un pochino di tempo per la decisione avrete la possibilità di richiedere il congedo parentale di cui ne potrete usufruire anche in modo continuativo per un periodo fino a sei mesi…wow!!!!tornereste al lavoro quando il pargolo ha quasi un anno di vita, ottimo no?…peccato che…peccato che il congedo o maternità facoltativa sia retribuito al 30% e dopo l’iniziale entusiasmo vi renderete conto anche voi che sarà davvero difficile ,economicamente parlando, andare avanti!

Chi di voi si troverà a dover affrontare la decisione del tornare al lavoro oppure scegliere di dimettersi si accorgerà che sarà più vantaggiosa economicamente la scelta di dare le dimissione percependo così l’assegno di disoccupazione!

Dunque se avete un progetto in mente e avete voglia di cambiare aria qui di seguito qualche consiglio per voi..

Dimettersi durante il periodo di maternità!

Per legge la madre lavoratrice non può essere licenziata durante il periodo coperto da maternità ma può dimettersi senza preavviso fino al primo anno di vita del figlio: ex art.55 del D.Lgs. n.151 del 2001 :da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del figlio

…purtroppo fidatevi, vi troverete davanti a consulenti del lavoro poco aggiornati che vi risponderanno che non avete diritto all’assegno di disoccupazione in quanto non avete perso il posto di lavoro involontariamente, in questo caso…oltre a girare sui vostri tacchi e chiedere la consulenza di un altro professionista, ricordate anche a chi avrete innanzi a voi che forse è il caso che faccia un ripassino in materia… ovviamente per avere diritto alla NASPI dovrete avere dei requisiti contributivi, quindi controllate bene sul sito dell’INPS prima di procedere!

Ecco a voi un piccolo VADEMECUM sulle dimissioni

La lavoratrice madre che rassegna le dimissioni durante il periodo protetto – che inizia con il concepimento e termina con il compimento di un anno di età del figlio – usufruisce dei seguenti vantaggi, normalmente non previsti in caso di dimissioni volontarie:

  • non è tenuta a dare il preavviso al proprio datore di lavoro;
  • ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso, come se fosse stata licenziata (controllate il vostro contratto di lavoro per quantificare);
  • ha diritto all’indennità di disoccupazione (Naspi).
  • necessita di convalida delle dimissioni presso DTL (a riguardo vi segnalo questo sito dove potrete trovare maggiori info molto utili clicca QUI)
  • Per dimettervi portate con voi contratto di lavoro e documento di identità

La durata del trattamento di disoccupazione, è pari alla metà delle settimane contributive regolarmente denunciate nei quattro anni precedenti alle dimissioni, e l’importo corrisponde al 75% dello stipendio medio percepito nel quadriennio (inteso quale retribuzione media imponibile ai fini previdenziali), se dal calcolo della media emerge un valore inferiore ad € 1.195,00. Se la media mensile risulta invece superiore, al 75% di 1.195,00 si aggiunge il 25% della somma eccedente i 1.195,00 euro. ovviamente parliamo sempre di cifre al lordo e non al netto!

L’assegno non può comunque superare i 1.300,00 euro mensili.

Attenzione però al fatto che l’indennità, così calcolata, diminuisce del 3%, ogni mese, dal 4° mese fino al termine del periodo indennizzato.

Nel caso invece vogliate dimettervi ma abbiate già in mente di iniziare una nuova avventura sfruttando al massimo le vostre potenzialità potrete richiedere L ‘ANTICIPO NASPI, ovvero anziché ricevere un assegno mensile vi verrà erogato quanto spettante tutto quanto insieme grazie a questo gruzzoletto potrete sostenere le spese per iniziare la nuova attività.

Come si richiede l’anticipo Naspi?

innanzitutto chi può richiederla? Il lavoratore dipendente che abbia le seguenti intenzioni..

  • Avviare un’attività di lavoro autonomo;
  • Avviare un’impresa individuale;
  • Sottoscrivere una quota di capitale sociale di una cooperativa, che abbia nell’oggetto sociale la prestazione di attività lavorativa del socio;
  • Sviluppare a tempo pieno, un’attività automa già iniziata quando erano dipendenti e la cui cessazione del rapporto di lavoro subordinato, ha dato il via alla Naspi.

non si ha diritto all’anticipazione NASPI, in caso di contratto di collaborazione.

Come fare?

presentare domanda di anticipo Naspi 2018 all’INPS, al fine di ottenere l’erogazione dell’intero importo spettante in un’unica soluzione, Attenzione, dal suddetto importo, sono esclusi gli ANF, assegni nucleo familiare e la contribuzione figurativa spettante per l’intero periodo NASPI, mentre è prevista l’applicazione della trattenuta ai fini IRPEF, secondo la normativa vigente. Quanto spetta di importo, dipende quindi dal calcolo indennità NASPI!!

Mi raccomando di tenere d’occhio le tempistiche, infatti avrete tempo 30 giorni dall’inizio attività per richiedere l’anticipo NASPI!

Per qualsiasi decisione vogliate prendere INFORMATEVI da soli prima di chiedere aiuto ad un consulente, o CAF, così da arrivare il più preparati possibile. Chiedete info ad una mamma che già ha affrontato questo percorso, perché spesso ne sanno più loro di chi di competenza! (il detto Chi fa da sé fa per tre…beh spesso ha il suo perché)

Vi avevo detto no che c’erano delle novità che stavano bollendo in pentola?

Noi abbiamo scelto di procedere per questa strada così che io possa rimanere con LittleFede fino ai suoi tre anni di vita e nel frattempo potrò lavorare libera da vincoli di orari d’ufficio! Abbiamo già un progetto in mente che poi vi sveleremo più avanti … voi cosa avete scelto di fare?

Bacini

Silvia & LittleFede

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